If you keep meaning to post — this is for you.
Laspi is for anyone who knows social matters but never finds the time, the words, or the budget for a specialist. A few examples:
Solo founders & indie makers
Turn 'just shipped this' and build-in-public moments into a steady stream of posts across LinkedIn, Instagram and Telegram.
Coaches & experts
Keep a consistent, professional personal brand without writing captions or facing a blank page.
Creators & online shops
Stay active and on-brand with photorealistic images and videos — and reach buyers in more than one language.
Local & service businesses
Look open and alive online without hiring anyone or learning a marketing tool.
A chi è destinato Laspi: scenari reali di utilizzo quotidiano?
Apri l’app delle note e registra due minuti di voce. Racconta una cosa che hai imparato questa settimana nel tuo lavoro: la reazione di un cliente, un dettaglio tecnico che hai risolto, un errore che non rifarai. Non preparare niente. Niente scalette. Parla come parleresti a un amico al bar, con le frasi che ti escono, le ripetizioni, le imprecisioni, il lessico vero che usi quando non cerchi di sembrare professionale. Due minuti. Poi stop.
Quel vocale è la cosa più preziosa che puoi produrre per la tua presenza online. Non perché sia perfetto, non lo è, e non deve esserlo. È prezioso perché è tuo. Ed è esattamente il materiale che Laspi, un assistente marketing costruito per progetti piccoli, usa per generare un pacchetto completo di contenuti: post per Instagram, Facebook, LinkedIn, Telegram, TikTok, più un articolo pubblicato in automatico sul tuo blog WordPress, che lavora anche sulla tua visibilità su Google e nelle risposte di ChatGPT. Tutto da due minuti di voce non preparata.
L’obiezione arriva subito, e va presa sul serio. Un’intelligenza artificiale che scrive i miei post non può restituire la mia voce, al massimo sforna testi generici, piatti, riconoscibili. È la paura che paralizza artigiani, consulenti, coach: meglio non pubblicare nulla che pubblicare qualcosa di finto. Ma questo ragionamento confronta il risultato dell’AI con un ideale che non esiste. Dovremmo invece confrontarlo con quello che accade davvero: la pagina Facebook del ristorante ferma a tre mesi fa, il profilo LinkedIn del consulente che non si aggiorna da gennaio, il feed Instagram della pasticceria pieno di foto splendide ma senza una didascalia con un timbro umano. Il silenzio è l’alternativa reale. E il silenzio non è autentico, è solo assenza.
I modelli moderni di linguaggio funzionano meglio quando li nutri con campioni autentici, non con istruzioni formali. Dai a un sistema un brief astratto, "scrivi un post motivazionale per imprenditori", e otterrai l’orrore plastificato che ti aspetti. Invece dagli una registrazione in cui dici, con le tue parole, che questa settimana un cliente ti ha chiesto una cosa che ti ha spiazzato, che ci hai messo due giorni a capire come rispondere, e che alla fine la soluzione era più semplice di quanto pensavi. Il risultato sarà un post che contiene la struttura del tuo pensiero. Le tue priorità. Il tuo modo di mettere in fila i problemi. Non è magia: il materiale grezzo è già tuo, e il sistema lo impacchetta nelle forme richieste da ciascuna piattaforma senza appiattirlo.
Qui il meccanismo di Laspi va guardato da vicino. Il flusso è minimo: registri una nota vocale, oppure scrivi un riassunto se preferisci digitare. Racconti cosa è successo di nuovo, un prodotto arrivato, un intoppo, un pattern che hai notato nei clienti. Laspi prende quell’unico input e produce contenuti per ogni canale, con tono e formato adatti alla piattaforma. Le didascalie per Instagram non sono quelle per LinkedIn, e il pezzo per Telegram ha un registro diverso da quello per Facebook. Genera anche immagini fotorealistiche, che puoi sostituire con tue foto reali in qualsiasi momento. E pubblica in automatico un articolo sul tuo blog WordPress. Tu, dal telefono, pubblichi i post social quando vuoi, Laspi non ti chiede mai le password e non pubblica nulla in automatico sui social network. Il controllo della pubblicazione resta tuo.
Il cambio di prospettiva è questo: non stai delegando la tua voce, stai delegando l’impaginazione. La voce la metti tu, in quei due minuti. Il resto è traduzione tra piattaforme, il lavoro noioso che ti ruba ore e ti lascia la sensazione di aver sprecato tempo che potevi passare coi clienti, col prodotto, con la vita.
Ho visto questo meccanismo all’opera in un caso che mi ha fatto cambiare idea sulla spontaneità percepita. Un piccolo artigiano, legno, oggetti su misura, aveva passato mesi a scrivere post curati, soppesando ogni parola, pubblicando una volta ogni due settimane. La pagina aveva un’aria professionale e inerte. Poi è passato a note vocali trasformate in contenuti, e in pochi mesi l’engagement è cresciuto sensibilmente. Non perché i post fossero scritti meglio, erano meno levigati, meno costruiti. Ma suonavano come lui. Avevano l’andamento del parlato, le piccole ossessioni di chi lavora il legno, i dettagli che solo chi sta in bottega nota. La lezione è che nella comunicazione digitale la spontaneità percepita batte la perfezione formale quasi ogni volta. Non è un’opinione: le analisi su grandi volumi di post social mostrano che i contenuti con un tono conversazionale e immediato ottengono più interazioni di quelli levigati e impersonali. Il motivo è semplice: il lettore sente se dall’altra parte c’è una persona o un ufficio marketing. E risponde alle persone.
Per i profili a cui Laspi è destinato, fondatori solitari, coach, consulenti, negozi locali, creator, blogger, questo principio è ancora più vero. Un consulente che non scrive su LinkedIn da mesi perde credibilità ogni giorno di silenzio, ma non ha il tempo materiale per produrre articoli. Con Laspi registra una riflessione su un problema ricorrente dei clienti, e ottiene post per LinkedIn e un articolo pubblicato in automatico sul blog. Il salone di parrucchieri che cambia orari, assume una nuova persona, lancia un trattamento stagionale: la titolare registra un vocale in pausa pranzo, e poco dopo ha i contenuti pronti da pubblicare. Il maker che sta costruendo un SaaS e non vuole diventare un content creator: racconta quello che ha risolto o rotto, e mantiene una presenza costante senza distrarsi dal prodotto.
La lingua dei contenuti generati è indipendente dalla lingua dell’app: puoi parlare in italiano e ricevere post in inglese, o viceversa. Questo apre uno spazio interessante per chi lavora con mercati diversi dal proprio.
Ora torna a quel vocale di due minuti che hai registrato all’inizio. Se non l’hai fatto, fallo adesso. L’unico modo per capire se questo meccanismo funziona per te è provarlo su un canale solo, con un post solo, questa settimana. Non devi cambiare sistema, non devi comprare niente, non devi convincerti che l’AI sia il futuro. Devi solo accorgerti di quanto materiale hai già in testa, e di quanto poco ti serva per trasformarlo in presenza. Due minuti. Un post. Un canale. Poi guarda cosa succede.
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